Lunedì 21 aprile 2008:
Gianfranco Garaventa, fondatore, nel 1957, della Società che porta il suo cognome, scompare, stroncato da un male incurabile.
Garaventa, 72 anni, lascia un grande vuoto nel mondo dell'imprenditoria genovese (e non solo).
Il testimone, in azienda, viene raccolto dai tre figli, Federico, Francesco e Marco Antonio che, nell'ambito delle diverse specializzazioni, già da tempo avevano affiancato il loro "timoniere".
Nato a Genova nel 1936, Garaventa aveva ereditato dalla sua città il carattere schivo, la scabra semplicità nel rapportarsi agli altri, l'aplomb tutto British e i modi eleganti e misurati. Nemico dei riflettori almeno quanto amico dei dialoghi asciutti ed essenziali, mai privi, però, di calore e di umana empatia, tenace e determinato. Garaventa, una vita spesa sui ponteggi e nei cantieri, era un self-made man del mattone.
Primogenito di tre fratelli, da ragazzo si iscrive all'università, alla facoltà di Ingegneria, per seguire le orme del padre, Federico, che decide, dopo aver intrapreso diverse attività, di dedicarsi all'edilizia. È il 1955 quando Federico Garaventa muore improvvisamente, ucciso da un infarto, a 49 anni. Gianfranco ne ha 19. La scelta, per lui, è obbligata: lascia gli studi e continua la carriera, appena abbozzata, con il socio del padre, Giuseppe Sala; il 24 gennaio 1957 viene fondata l'Impresa Costruzioni Edili Garaventa & C. S.n.c., che ha sede a Genova, in Via Dante. L'8 settembre 1962 la ditta diventa una realtà individuale, l'Impresa Edile Gianfranco Garaventa.
Nel 1965 le nozze con Maria Rosaria Dominis.
Lavorare in una città priva di ricambio non è facile ma, nonostante la fuga dei cervelli e le lusinghe delle sirene dell'emigrazione, Garaventa rimane a Genova e prosegue con tenacia. Della sua carriera, che ha consegnato al contesto urbano case, palazzi, ville e grattacieli, si ricorda soprattutto la ristrutturazione, negli anni settanta, dell'Isola Piana di Carloforte; una tonnara in disuso nell'arcipelago sulcitano, che diventa un suggestivo complesso turistico a misura d'uomo, un parco-gioiello con palmeti e pitosfori che Garaventa definiva con orgoglio "il nostro fiore all'occhiello".
A dispetto dei cambiamenti e delle trasformazioni avvenute nel comparto nel corso degli anni, se la Garaventa se la Garaventa a saputo superare le ombre della fase postindustriale e sopravvivere alla crisi che ha cancellato dal mercato ditte storiche, lo si deve a Gianfranco. Alla sua filosofia applicata ai gesti e alle azioni del quotidiano. Un modus operandi piano e cristallino. Il segreto di un successo ottenuto mettendo in pratica la filosofia cui, oggi, fanno riferimento costante Federico, Francesco e Marco Antonio e che Gianfranco riassumeva così "La serietà, innanzi tutto, con il rispetto di noi stessi e della parola data".